Un articolo pubblicato dal Foglio, che riprende uno studio di Workday, mette in evidenza che l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella produzione di contenuti fa sì
risparmiare tempo.
Quanto? L’articolo dice da una a sette ore a settimana. Però, un 40% di questo tempo, dice il pezzo, deve essere utilizzato per controlli e per modifiche.
Il lavoro di noi giornalisti e di noi blogger (ma, sicuramente, anche quello di altri) è cambiato.
Innanzitutto, dobbiamo verificare che le informazioni che ci dà l’Ai siano corrette. Per farlo, dobbiamo possedere competenze inerenti all’argomento.
Ma siccome non possiamo sapere tutto, è importante trovare il modo di verificare anche le informazioni su temi su cui siamo lacunosi.
Come possiamo fare? Io, per esempio, di solito, chiedo all’Ai di fornirmi i link alle fonti. Altri metodi che utilizzo sono la ricerca su Google e il controllo da parte di altre intelligenze artificiali. Quando ho molto tempo, uso anche libri e giornali.
Dobbiamo considerare anche che a volte le Ai vengono colte da delle allucinazioni e inventano. Una volta, una si è giustificata dicendo di essersi fatta prendere dall’entusiasmo. Utilizzando i metodi appena elencati, ho evitato gli strali del cliente.
Passiamo alla forma. Lo stile che utilizzano spesso non mi piace. Allora, o modifico io il testo glielo faccio rifare. Oppure lo chiedo a un’altra ai.
Sovente, quando utilizzo un’ai mi va via del tempo dialogandoci o cercando di darle indicazioni sempre più chiare perché quelle che le avevo fornito poco prima probabilmente non lo erano abbastanza.
Quindi, concordo: sono velocissime nel creare contenuti. Ma la produzione di un testo non si riduce alla sua stesura, ma comprende anche le correzioni, gli ampliamenti e i tagli.
Insomma, il labor limae. Cose da essere umano. Certo, le può fare anche un’Ai, ma ci vuole una persona che glielo dica.
