Deepfake

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Pietro Minto è uno scrittore. Ascolto sempre il podcast settimanale che pubblica ogni venerdì sul Foglio. Si  chiama screenshot-cose dei nostri schermi e tratta di tecnologia.

Nella puntata del 2 ottobre 2025, Pietro Minto ha parlato di Sora 2, un’applicazione creata da Open Ai che consente di creare video realistici. Open Ai è l’azienda di Chat Gpt. Il punto più importante del discorso è che Sora 2 è in grado di creare video realistici con le fattezze di persone reali. Al contrario, altre a.pp non danno questa possibilità.

Pietro Minto ha ipotizzato un utilizzo distorto di questa di questa funzione; ad esempio, vip inquadrati dalle telecamere sorveglianza di sorveglianza di un supemercato dopo un furto.

In realtà, è già da qualche anno che esiste il problema del deepfake: video creati dall’ intelligenza artificiale (non solo da Sora 2) che mostrano persone che dicono cose con la voce di quelle persone. Cose che non hanno mai detto. Sono anche in grado di cambiare lingua e di adattare il labiale. Il problema non riguarda solo i vip, ma anche le persone comuni, esponendole a rischio di truffe come il phishing. Per esempio, una donna potrebbe ricevere una videochiamata del figlio che le chiede di portare dei soldi in un certo posto per aiutarlo. Va da sé che il video è stato generato da un un’Ai. Tuttavia, il video è pressoché perfetto. Come fa ad accorgsene.

Attenzione alla parola pressoché due punti non l’ho inserita a caso.

Nel Web, troviamo alcuni consigli per smascherare i video deepfake. Ma per quanto tempo saranno validi? Le intelligenze artificiali generative stanno diventando sempre più abili. Ma sapranno creare dei prodotti perfetti privi di quei dettagli che non sfuggono alle analisi più attente? Eh sì, perché adesso dobbiamo stare proprio attenti per cogliere gli elementi discriminanti. Ma lo sappiamo tutti? Soprattutto, in quanti ci facciamo caso? E quante volte? inoltre, un’alterazione emotiva può offuscare le nostre capacità di discernimento e di ragionamento. Riprendiamo l’esempio della donna che riceve la videochiamata del deepfake del figlio in difficoltà. Secondo voi, sta attenta alle incongruenze? Anche perché non lo sa, molto probabilmente. Eppure, come abbiamo imparato (o stiamo imparando)  tutti i criteri per non abboccare a certi tentativi di truffa, dobbiamo farlo anche con questi.
E chi conosce il modo ha il dovere di insegnarlo agli altri. Purtroppo, le campagne di sensibilizzazione, finalizzate a mettere in guardia e a insegnare a riconoscere i deepfake sono poche. Sì, i contenuti ci sono, in Rete. Ma dovrebbero venire loro da noi. Forse, pensiamo che questo problema riguardi solo le persone famose e che quelle normali al massimo rischino di passare per credulone. Non è così: non mi sono inventata l’esempio della madre che riceve la videochiamata videotelefonata con il deepfake del figlio, ma l’ho ripreso da un video su YouTube. Ho modificato solo qualche particolare. Danno anche dei consigli per non cascarci.

NB Ho preferito rinviarvi ad altri perché non ho le competenze tecniche per spiegare i modi in cui si possono riconoscere i deepfake. Ne ho una conoscenza passiva, che mi potrebbe servire per difendermi, ma che non basta affinché io la insegni ad altri.

Autore: Massimiliano Priore

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