Due storie esemplari sulla targetizzazione

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Per spiegarvi l’importanza della targetizzazione, anche questa volta non ricorrerò a discorsi teorici ma vi racconterò due storie, come ho fatto in occasione del tono voce (in realtà, in quel caso ve ne ho raccontata solo una).

Prima storia

La prima è tratta da un libro di Fruttero, “Mutandine di Chiffon”. Il capitolo s’intitola “La donna che voleva solo le gomme per cancellare” (o qualcosa di simile).

Fruttero ricorda un episodio accaduto negli Anni ’70, quando la sua casa editrice decise di promuovere i libri presso le cartolerie.

Quindi, andarono di un piccolo centro. L’accoglienza fu un po’ fredda, nonostante fosse il paese di Arnoldo Mondadori, il loro editore.

Si recarono in una cartoleria, dove erano state messe in bella mostra molte le copie del loro romanzo.

Non entrò nessuno per tutto il pomeriggio. Verso sera, arrivò donna, una signora di mezza età, che non era per niente interessata al romanzo: voleva solamente delle gomme da cancellare.

Le regalarono una copia autografata del romanzo autografi. Ma, scrive Fruttero, si capiva che la signora non lo avrebbe mai letto.

Il romanzo ebbe successo. Solo che quella volta si rivolsero al target sbagliato.

Quello che fate può essere estremamente valido ma se sbagliate pubblico il risultato sarà fallimentare.

Seconda storia

Il secondo racconto è tratto da un video di Watchmojo Italia, che s’intitola Top 10 CARTONI DENUNCIATI per i MOTIVI più FOLLI!

Però, l’ultimo non è proprio assurdo.

Infatti, in una puntata Peppa Pig insegna che non bisogna aver paura dei ragni e ucciderli. Non posso che darle ragione visto che ho scelto il ragno come logo.

Tuttavia, capisco le proteste del governo australiano che, in sintesi, disse che se insegniamo ai bambini che i ragno non sono pericolosi e non vanno uccisi possiamo mettere a repentaglio la loro vita in quanto là ci sono vedove nere e altri ragni velenosissimi. Infatti, censurò l’episodio.

Anche Enrico, il ragazzo ha fatto il video, ha riconosciuto che l’intervento del governo di Canberra era sensato.

Quindi, se è giusto dire ai bambini europei che i ragni sono carini, lo stesso discorso non può certamente essere valido in un contesto come quello australiano (o in altri posti dove ci sono degli aracnidi letali).

Targetizzazione e altri fattori

La targetizzzazione, quindi, riguarda la classe sociale, il livello culturale, gli interessi, il tipo di lavoro e anche la collocazione geografica.

A questo proposito, quando si sceglie il nome per un’azienda, un prodotto o una linea di prodotti, bisogna fare molta attenzione. Soprattutto se si vuole puntare a un certo tipo di mercato. È importantissimo evitare termini che in alcuni posti vogliono dire (o evocano) qualcosa di offensivo.

Ad esempio, nei Paesi dell’Est (che per me iniziano ancora dalla Slovenia), kurva è un insulto. È vero, noi scriviamo “curva”, ma il suono è lo stesso

Facciamo un altro esempio: sla in olandese e in fiammingo sla vuol dire insalata ma in italiano ha un altro significato, un significato più triste.

Infine, la targetizzazione influisce anche sulla scelta del tono di voce, sulla scelta della strategia da utilizzare e della scelta delle emozioni su cui puntare.


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Chi era Carlo Fruttero?

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