Nun chrè methusthen ovvero elogio della brevità

Nun chrè methusthen cai tina pròs bian ponen, epei dè kàtthane Mùrsilos. Νῦν χρῆ μεθύσθην καί τινα πρὸς βίαν πώνην, ἐπεὶ δὴ κάτθανε Μύρσιλος.

Nun chrè methusthen cai tina pròs bian
ponen, epei dè kàtthane Mùrsilos.

Νῦν χρῆ μεθύσθην καί τινα πρὸς βίαν
πώνην, ἐπεὶ δὴ κάτθανε Μύρσιλος.

Questo è il frammento 336 del poeta lirico Alceo, vissuto nel VI secolo avanti Cristo. Gli studiosi suppongono che si tratti dell’incipit di un carme andato perduto.

Delle poesie dei lirici greci ci sono giunti quasi esclusivamente dei frammenti molto brevi.

Ho scelto questo frammento perché, in greco, è lungo caratteri. In settantanove battute Alceo ha espresso tutto il concetto e non ci fa rimpiangere la perdita del resto dell’opera. Opera che, molto probabilmente, era bellissima. Ma ci bastano queste due righe. Due righe che sono state sufficienti ad Alceo per diventare immortale.

In un certo senso, ha fatto diventare immortale anche Mirsilo (Mùrsilos). Chi era? Un tiranno. Ma quanti tiranni c’erano in quel periodo? Tanti. Di quanti ci ricordiamo? Di pochissimi. È vero,Wikipedia gli dedica una pagina,  ma è passato alla storia proprio grazie a queste due righe. Fondamentalmente, è passato alla storia perché Alceo lo odiava. Lo odiava al punto d’invitare tutti a ubriacarsi per festeggiarne la morte. Anche Wikiipedia scrive “È noto anche per la feroce avversione nutrita nei suoi confronti dal poeta lirico Alceo, suo concittadino: alla notizia della sua morte, la espresse in un verso a lui indirizzato, un’invettiva destinata a divenire famosissima […]”.

NUN CHRÈ METHUSTHEN VS NUNC EST BIBENDUM

Qualche secolo dopo, Orazio farà lo stesso con Cleopatra scrivendo i versi conosciuti come Nunc est bibendum (Libro 1, Ode 37). Nunc est bibendum 

Testo latino

Nunc est bibendum, nunc pede libero

pulsanda tellus; nunc Saliaribus

ornare pulvinar deorum

tempus erat dapibus, sodales.

antehac nefas depromere Caecubum

cellis avitis, dum Capitolio

regina dementis ruinas,

funus et imperio parabat

contaminato cum grege turpium

10 morbo virorum quidlibet inpotens

sperare fortunaque dulci

ebria. sed minuit furorem

vix una sospes navis ab ignibus

mentemque lymphatam Mareotico

15 redegit in veros timores

Caesar ab Italia volantem

remis adurgens, accipiter velut

mollis columbas aut leporem citus

venator in campis nivalis

Haemoniae, daret ut catenis

fatale monstrum. quae generosius

perire quaerens nec muliebriter

expavit ensem nec latentis

classe cita reparavit oras.

ausa et iacentem visere regiam

voltu sereno, fortis et asperas

tractare serpentes, ut atrum

corpore conbiberet venenum,

deliberata morte ferocior;

saevis Liburnis scilicet invidens

privata deduci superbo,

non humilis mulier, triumpho.

Traduzione

Adesso bisogna bere, bisogna battere la terra con libero piede, adesso è il momento di ornare gli altari divini con banchetti degni dei Salii. Non era lecito prima togliere il Cecubo dalle cantine dei padri, quando la regina meditava al Campidoglio una folle rovina e all’impero la fine con il suo gregge di uomini svergognati e sfregiati, senza limite nelle speranze, ubriaca di dolce fortuna. Ma la sua pazzia la guarì l’unica nave scampata a stento alle fiamme, e la mente sconvolta dal Mareotico Cesare la riportò alla terribile realtà, incalzandola nella sua fuga dall’Italia coi remi, come lo sparviero insegue le timide colombe o il cacciatore una lepre sui campi nevosi della Tessaglia, per mettere il mostro fatale in catene. Però lei nobilmente cercò la morte, e della spada non ebbe la paura che hanno le donne, e non riparò con la flotta su spiagge nascoste; con volto sereno osò guardare la reggia distrutta e tenere in mano i serpenti feroci e accogliere nel suo corpo il nero veleno, più fiera per avere deciso la morte, così da togliere alle navi crudeli di portarla da privata, lei, donna non umile, nel superbo trionfo.

Nun chrè methusthen è diverso da Nunc est bibendum

Voglio fare due osservazioni.

  1. Cleopatra non è diventata famosa grazie alla poesia di uno che la odiava. Mirsilo sì.
  2. Nunc est bibendum la traduzione di Nun chre methusthen. Tuttavia, bibendum molto meno forte rispetto a methusthen. Methusthen significa proprio ubriacarsi. Quello che fa Orazio, invece, è più che altro un invito a brindare. Inoltre, Alceo utilizza una parola che significa forza (βίαν), nomina il proprio nemico e non ha problemi a scrivere che vuole brindare alla sua morte. Niente di tutto questo nell’ode di Orazio, molto più tenue. Inoltre, la parola Cleopatra non compare mai.

Le cause

Da dove viene questa differenza? Non lo so. Faccio alcune ipotesi: due temperamenti diversi, due epoche diverse, due tipi diversi di avversione. Soffermiamoci su quest’ultima. Orazio non aveva rancori personali nei confronti della regina egizia. È felice perché Roma ha un nemico in meno. Al contrario, Alceo odiava personalmente Mirsilo perché lo aveva esiliato da Mitilene (appartenevano a due fazioni nemiche). E poi dicono che dai sentimenti negativi non può  nascere niente di buono. Del resto, esiste il genere letterario dell’invettiva. La bravura di Alceo è stata quella di trasformare un sentimento personale negativo in qualcosa di universale e capace di oltrepassare i secoli.

POCHI CARATTERI

Qualcuno obietterà che la poesia di Ungaretti Mattina (m’illumino d’immenso) è ancora più breve: 21 battute, spazi inclusi. Si tratta di due capolavori di sintesi, di cui uno ha circa 2600 anni.

Eraclito, vissuto un paio di secoli dopo Alceo, ha fatto ancora meglio: con nove caratteri, panta rei, ha espresso la base del suo pensiero. In generale, era un maestro di sintesi.

Non voglio fare una carrellata di tutti gli autori che hanno prodotto micro testi: rischio di ometterne molti. Allora, riassumo una puntata dei Griffin. Pieter, Quagmire, Joe e Cleveland vanno alla ricerca del luogo in cui nascono le barzellette. Scoprono che è un bunker sorvegliatissimo. A un certo punto, uno dei creativi annuncia trionfante di aver inventato la barzelletta sporca perfetta, dopo anni di ricerca. È lunga un paio di righe.

Noi riusciremmo a fare bene come loro? Ho notato che molti fanno fatica a stare dentro i 160 caratteri degli SMS. Del resto, è un caso che Twitter abbia tolto il limite di 140 caratteri? Tutti i copywriter sognano di creare lo slogan perfetto, una frase breve di grande effetto in cui nessuna lettera è di troppo. Non è un sogno facile da realizzare.

ALCUNI CASI IN CUI È UTILE ESSERE SINTETICI

Sms (160 caratteri) Non è che non si possa sforare questo limite, solo che dal 161mo carattere viene conteggiato un messaggio in più. Insomma, è uno spreco.

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Link shortner

A volte, bisogna inserire un url e se questo è lungo abbiamo a disposizione pochi caratteri per scrivere altro. Per fortuna, esistono i link shortner, tool che li abbreviano. L’inconveniente è che non lo rendono intellegibile.

CHIASMO

Questa lettera greca χ, iniziale di χρῆ, si chiama Chi e ha un suono aspirato. Ha dato origine al termine chiasmo. Il chiasmo è una figura retorica che consiste nell’incrocio di elementi grammaticali (esempi: sostantivo-aggettivo-aggettivo-sostantivo; nome-verbo-verbo-nome).

L’esempio che faccio sempre ai miei studenti è questo.

 

(Non ci vuole un pennello grande ma un grande pennello)

L’attore che interpreta il fattorino si chiamava Vincenzo De Toma. Morto nel 2017, era un caricaturista. Ha recitato spesso con Pozzetto e con Celentano ed è un volto noto agli appassionati della commedia alla milanese. Tuttavia, credo che sia diventato celebre grazie a questo spot.

Spot che è stato inventato da Ignazio Colnaghi, un pubblicitario che ha ideato anche tormentoni come il Galletto Vallespluga e la stella di Negroni e il personaggio di Calimero nella Tinozza.

È andato in onda dal 1975 al 2020 (sulle tv locali lombarde).


Se l’articolo vi è piaciuto e volete che scriva per voi, contattatemi per un preventivo.


PS

Siccome questo non è un blog di storia, e soprattutto perché non sono un esperto di storia romana (conosco abbastanza bene quella di Milano), non parlo della situazione che portò al suicidio di Cleopatra e, quindi, all’ode di Orazio. Vi metto qui il video di uno youtuber, Carlo Rolle, che lo fa e che analizza il testo. Inoltre, traduce Nun chrè methusthen cai tina pròs bian
ponen, epei dè kàtthane Mùrsilos.

Autore: Massimiliano Priore

Servizi di scrittura per partite iva. Consulenza sull'allestimento di mostre.

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