Brioche e non cornetto: siamo a Milano

The Brioche (1870) painting in high

Brioche o cornetto?

No, non è diventato un blog di cucina. Pertanto, sebbene nell’arte culinaria io sia bravino e anche fantasioso, non vi darò la ricetta della brioche e neanche quella dei cornetti (anche perché non mi sono ancora cimentato nei dolci e nel fare la pasta).

LEGGENDE

Nemmeno vi parlerò della leggenda metropolitana inerente alla frase attribuita a a Maria Antonietta.

Vi parlerò invece la storia della nascita del croissant, dopo la fine dell’ assedio di Vienna, l’11 settembre 1618. All’alba dei soldati ottomani riescono a entrare nella città. A questo punto, sembra fatta ma un fornaio se ne accorge e dà l’allarme. Arrivano le truppe cristiane, che scacciano i nemici.

Alla sera, Eugenio di Savoia, comandante supremo dell’esercito cristiano, come premio, chiede al fornaio di creare un dolce per celebrare la vittoria. Il fornaio s’ispira alla mezza luna islamica e inventa i croissant. La parola croissant si riferisce sia alla luna crescente sia al fatto che la pasta lieviti.

Sarà vero? Di certo, la vicenda è molto simile a una leggenda milanese ambientata nel XV secolo. In questo caso, sono i veneziani a tentare l’occupazione. Ma a dare l’allarme è sempre un fornaio.

L’ITALIANO DI MILANO (BRIOCHE INVECE DI CORNETTO E ALTRO)

A proposito di Milano, una delle peculiarità dell’italiano che si parla nella mia città è chiamare i cornetti brioche. È tutto brioche. Lo sappiamo che non è corretto ma è il nostro modo di parlare. Si può fare un discorso analogo per il genere degli autobus: usiamo il femminile. La 60. Invece, i tram sono maschili. Sembra la causa sia questa: una volta le linee degli autobus venivano indicate con le lettere. Si tratterebbe quindi di un retaggio.

Allo stesso modo, usiamo “te” invece di tu. Naturalmente, quando scriviamo o quando parliamo in contesti ufficiali, utilizziamo il pronome “tu”. Per non parlare della pronuncia. Secondo il canale YouTube Podcast Italiano, qui le invertiamo: apriamo quelle che in italiano sono chiuse e viceversa. In effetti, abbiamo la tendenza ad aprire però “bene” (bène) lo diciamo con la “e” chiusa, come se fosse “béne”.

Un’altra caratteristica è l’uso della g al posto della c in alcune parole. Siccome non voglio scrivere parole volgari, vi rimando alla scena di Ecce Bombo. Non mi soffermo, invece, sull’utilizzo dell’articolo davanti ai nomi propri perché ho notato che comincia a essere in disuso, soprattutto davanti a quelli maschili. Davanti a quelli femminili è ancora frequente ma meno di una volta.

La unfluencer Veronica Repetti sul suo profilo Instagram Linguisticattiva tiene una rubrica che si chiama “E tu che italiano regionale parli?”. In ogni puntata fa una carrellata delle peculiarità del modo di parlare di ogni regione.

Attenzione: italiano regionale, non dialetto. Il dialetto non è una variante della lingua nazionale perché non c’è differenza strutturale. È abbastanza celebre la battuta “una lingua è un dialetto con esercito e marina”.

Ho citato Veronica Repetti perché non so se le caratteristiche dell’italiano di Milano si riscontrino in quelle del resto della Lombardia. Secondo me, in quella orientale no, vista l’influenza del Veneto. Più facile nella parte occidentale e nell’est del Piemonte.

Chiudo con un aneddoto: ho scartato un bar proprio perché al posto di brioche hanno scritto cornetto. Allo stesso modo, non vado in un locale se invece di caipirinha trovo capiriña.

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