Come si fa la link building?

Certo, possiamo fare scambi di link o chiedere ad amici.
La cosa migliore è diventare un’autorità del Web. Come Wikipedia. Cioè creare contenuti interessanti.

Come si fa la link building?

Prima di spiegare come si fa la link building, vediamo di che cosa si tratta. E ricordiamo che è un fattore di ranking, pertanto incide sul posizionamento.

È l’insieme dei backlink, cioè dei link che riceviamo da altri siti.

Come capite, è una variabile che dipende poco da noi. Eppure, qualcosa possiamo fare

STRATEGIE DI LINK BUILDING

  1. Possiamo chiedere a qualcuno che ha un sito di mettere un link verso il nostro. Ma a chi? Innanzitutto, diciamo che a Google non piacciono gli scambi di link e potrebbe penalizzare i siti che li ricevono in questo modo. Simone Momo dice che al massimo può tollerare che entrambi ne inseriscano uno nel footer o nella sidebar. Non gli piacciono neanche gli schemi di link, cioè i sistemi circolari: a linka b che c che linka d che linka a.  Vuole che siano naturali. Inoltre, il suo algoritmo Penguin ha proprio lo scopo di trovare i link spammosi o non pertinenti. 
  2. Mettiamo dei link sui nostri social, ma non spammiamo su pagine di altri e gruppi, che spesso hanno delle regole riguardo all’inserimento di collegamenti esterni. Ad esempio, un gruppo cui ero iscritto consentiva di farlo solo una volta a settimana.
  3. Se gestiamo più siti, possiamo rimandare da un sito all’altro. Ma attenzione: a Google non piace che vi siano troppi link provenienti dallo stesso sito. Inoltre, preferirebbe che vi fosse dell’attinenza tra i due siti o tra gli argomenti dei due articoli. E vale sempre quanto detto nel punto 1. Sempre perché i link devono sembrare naturali, utilizziamo questa strategia con intelligenza. Per esempio, non inondiamo di backlink un sito appena aperto o con pochissime visite. I bot potrebbero pensare “Qualcosa non mi quadra”. Inoltre, Ziero dice che troppi backlink da siti con lo stesso ip possono insospettire i motori di ricerca. A meno che un cliente non ce lo chieda.
  4. Possiamo ricorrere ai pubbliredazionali, agli article marketing e ai guest post.
  5. Semrush e altri siti autorevoli suggeriscono di individuare i link rotti degli altri siti e di contattare i gestori o i proprietari di quei siti. Una volta contattati, gli si chiede di creare un collegamento verso il nostro blog. Prima, però, dobbiamo scrivere un contenuto simile a quello cui conduceva il link rotto. Questi tool forniscono dei metodi per scovarli.
  6. A Href consiglia di andare su Haro e di contattare un giornalista per farsi scrivere un articolo con backlink.
  7. Un tempo esistevano le directory, siti con liste di link. Oggi non si usano più. Anzi, usarle può essere penalizzante.

I link rotti

Avete la scritta Errore 404 pagina non trovata (o qualcosa di analogo)? Succede quando rimuoviamo o ne cambiamo l’url, Sebbene il secondo caso non c’interessi ai fini di questo articolo, vediamo quando può capitare.

  • Se modifichiamo l’url. Basta un solo carattere. Inizialmente, nel titolo di questo dominio al posto di “la” avevo scritto “il”.  Come potete constatare, non ho modificato anche lo slug. Proprio per non incorrere in questo problema.
  • Se cambiamo estensione di dominio. Se io passassi da scrivereperglialtri.com a scrivereperglialtri.com senza fare un reindirizzamento, tutti i link verso le pagine di questo sito risulterebbero rotti. 
  • Se migriamo da un cms a un altro. Anche in questo caso, devo fare un redirect.

Reindizzeramento o redirect

Ne esistono due tipi.

  • Redirect 301. Si usa anche quando si rimuove una pagina in modo definitivo.
  • Redirect 302.  Si usa quando si rimuove una pagina solo temporaneamente.
Come si fa?

O utilizzando un plugin o rivolgendosi a un web master o a un’agenzia specializzata. Se ve la cavate con i linguaggi informatici, potete intervenire nel codice sorgente o creando un file.

I vantaggi

Conviene farlo? Sì. Per tre motivi, soprattutto. I primi sono legati all’errore 404, che non piace né ai motori di ricerca né alle persone. Inoltre, se un sito ha messo un link al nostro, quando il gestore se ne accorgerà lo rimuoverà e noi perderemo minimo un backlink. Il terzo è che senza il redirect tutta l’autorità raggiunta dalla pagina rimossa non verrà trasferita a quella nuova. Di conseguenza il link juice che passerà alle altre pagine, sia interne sia esterne, sarà inferiore rispetto a quella rimossa. In più, dovremo lottare di nuovo per salire nella serp. Insomma, senza il redirect, per i motori di ricerca è una pagina nuova.  Anche per questo sconsiglio di creare domini di terzo livello, se non è proprio necessario.

Il nostro ruolo

Dunque, l’errore 404 è un problema. Per risolverlo, il copywriter può fare un redirect verso un contenuto simile del proprio sito. Ma se non c’è più? Di solito, lo si fa verso la home. Non è il massimo. Oppure, lascia il link rotto. È nel secondo caso che lo possiamo contattare per proporgli un redirect verso una nostra risorsa. Non ci ho mai provato ma mi sembra macchinoso e credo che la percentuale d’insuccesso sia alta.

Come si fa la link building? Con testi di qualità

La cosa migliore è diventare un’autorità del Web. Come Wikipedia. Cioè creare contenuti interessanti e di qualità.

Un’altra cosa importante è che i parametri di Google sono mutati. Prima era importante la quantità di link ricevuti, adesso lo è anche l’importanza di chi lo fa. Se lo fa un sito autorevole pesa almeno quanto se non di più che se lo fanno 10 blog poco famosi.

Immaginate di avere un blog che parla di calcio e che Gazzetta.it vi linki. O ne preferite 10 semisconosciuti?

Il linkjuice

Uno vale per me più di 10.000 se migliore, diceva Eraclito.

Esiste un ranking dei siti: più il sito è in alto è più è positivo ricevere un link da esso. Al primo posto c’è Google.

Ci sono anche i punteggi di autorevolezza. Più il numero è alto e più il sito è autorevole. Però, ai fini della link building può essere utile anche ricevere un backlink da un sito di autorità bassa ma pertinente per la nicchia.

Quando un sito crea un collegamento verso un altro, gli passa un po’ della sua autorevolezza ed è un po’ come dicesse che lo stima e che degno di considerazione. Si chiama linkjuice. Solo i link di tipo follow lo passano (cfr articolo sull’anchor text). Tuttavia, averne solo di questo tipo è considerato sospetto. Il link juice riguarda anche i link interni. 

Viceversa non conviene ricevere link da siti tossici perché possono danneggiare il sito. Alcuni tool permettono di individuarli e di eliminarli.

 


Spero di avervi spiegato bene che cos’è la link building. Fatemelo sapere nei commenti.

 


Chi sono?

Sono blogger, ex giornalista e scrittore. Mi occupo di scrittura per aziende per il web e per il cartaceo. Spesso agisco in modalità ghost. Inoltre, Insegno seo copywriting e copywriting.

Se volete che scriva i testi del vostro blog, mandate una mail a scrivereperglialtri@gmail.com

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Autore: Massimiliano Priore

Servizi di scrittura per partite iva. Consulenza sull'allestimento di mostre.

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