La regola giornalistica dell’abc applicata alla seo

Ci sono analogie tra la scrittura seo e la scrittura giornalistica?

Di che cosa si tratta?

LA REGOLA DELL’ABC E LA SEO (E CITAZIONI)

Abc è un acronimo e sta per:

    • Accuratezza;
    • Brevità;
    • Chiarezza.

Accuratezza

L’accuratezza, dei tre concetti, è il più difficile da definire. Affidiamoci, allora, alla Treccani.

accuratézza. f. [der. di accurato]. – 1.Cura attenta e assidua nel compiere qualche cosa: parla e scrive con grande a.; un’a. che sfiora l’affettazione. Di un lavoro, di un’opera, esecuzione accurata: elogiare l’a. delle rifiniture, delle indagini, della ricerca.

Applicare questo principio alla seo vuol dire seguirne le regole, ad esempio mettendo link interni e link esterni.  Questi ultimi devono essere scelti con attenzione. In altre parole, bisogna controllare le fonti.

E, naturalmente, bisogna evitare di fare errori grammaticali e di contenuto e refusi.

Brevità

Non è tanto una questione di lunghezza del testo e forse nemmeno di lunghezza delle frasi. Secondo me, non esiste un numero massimo in generale, ma dipende dal contesto.

Un testo deve essere preferibilmente di almeno 300 parole, così è più facile che venga indicizzato.

Yoast sconsiglia di scrivere frasi di più di venti parole perché sennò può essere difficoltoso leggerle. Ci può stare come consiglio, ma credo che non abbiate molti problemi a capire quelle più lunghe. Certo, un testo per il web con tante frasi di 30-40 parole può risultare ostico.

In realtà, bisogna usare le parole che servono, senza allungare (troppo) il brodo. Senza girarci (troppo) intorno.

Carducci ha detto: Chi può dire una cosa con dieci parole e ne usa venti, è capace anche di altre nefandezze.

Il problema è che non sempre si può. Citando Nonno Libero, una parola è troppa e due sono poche. Non sempre, ma può capitare.

Chiarezza

Si tratta di un concetto auto-evidente, pertanto non deve essere spiegato.

Questi sono anche tre principi cardine del giornalismo. Non so se il giornalismo abbia influenzato la seo, ma di fatto hanno in comune la regola dell’abc.

ALTRE COSE CHE CONDIVIDONO

Ci sono altre analogie tra un testo in seo e un articolo di giornale.

  1. In entrambi i casi, è bene far capire subito di cosa su sta parlando. Quindi, in entrambi i casi l’attacco è fondamentale.
  2. Anche la chiusura è importante, sia nell’uno sia nell’altro. Nell’articolo di giornale, per le conclusioni. In un pezzo in seo per la call to action e, volendo, per i plus dell’azienda e i vantaggi rispetto ai competitor.
  3. La suddivisione in paragrafi (con titoletti): in entrambi i casi agevola la lettura, aiuta il fruitore a capire meglio l’articolo e aiuta i motori di ricerca a indicizzarlo perché l’algoritmo comprende meglio l’argomento (o gli argomenti) del testo.
  4. La regola della regola della piramide rovesciata: dovremmo dire prima le cose essenziali e dopo fornire i dettagli e le spiegazioni. 
  5. Questa è una cosa ideale e non è sempre facile seguire questa regola. Infatti, sono convinto che ogni testo abbia soprattutto un rimo e un’impalcatura interna.
  6. Lo stile, l lessico e il tono di voce adattati al target.
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Link interni, che sono e a che cosa servono

Fondamentalmente, i link interni hanno la funzione di

Che cosa sono? Sono i collegamenti ad altre pagine dello stesso sito.

A che cosa servono?

PER QUALE MOTIVO SONO UTILI?

Fondamentalmente, i link interni hanno la funzione di indurre i lettori ad andare sulle pagine del nostro sito in cui vogliamo che vadano.

Possono essere:

  • Pagine in cui abbiamo già trattato un argomento su cui non vogliamo o non possiamo scrivere troppo nel pezzo che stiamo facendo. All’inizio di questo articolo trovate un link interno. Infatti, se cliccate sulla parola “esterni”, andate all’articolo che parla dei link esterni. Avendolo già fatto là, non ne riparlo in questa sede (ma attenzione che gli stessi temi possono essere trattati più volte). Soprattutto, andrei fuori tema. Avrete notato che non ho messo il link su “link esterni” ma solo su “esterni”. Il motivo è che Yoast sconsiglia di mettere il link sulla keyword e o su una parte della keyword.
  • Pagine poco visitate che vogliamo far crescere, su cui vogliamo veicolare traffico. Questo motivo e quello precedente non sono in contrasto ma spesso si integrano.
  • Pagine utili (contatti, acquisti eccetera).

Ci sono anche altre ragioni per mettere i link interni. La prima è che piacciono a Google e Yoast, se non lo facciamo, lo segnala come errore (ci sono clienti che ci tengono al responso di Yoast).

Inoltre, è un modo per far sì che una pagina trasmetta un po’ del proprio link juice a un’altra (ne ho parlato in questo articolo).

L’altra è che se nessun articolo rimanda a un altro articolo, quest’ultimo rimane isolato e nessuno sa che esiste e quindi Google non lo trova. Oppure, anche se la trova, non la reputa importante. Sono i contenuti orfani. È una cosa un po’ tecnica. Pensate alla parola “web” (ragnatela). Dà l’idea di una rete, di una serie di fili che si collegano in un sistema globale.

Ma se nessun filo si unisce un articolo al resto del sistema, questo articolo rimarrà da solo. Certo, potrebbe farlo qualcuno al quale lo abbiamo fatto leggere, ma è difficile. Cominciamo a farlo noi.

È fisiologico che, subito dopo essere stato pubblicato, un post sia “contenuto orfano”. L’importante è che dopo lo colleghiamo al resto del sito con dei link interni. Lo possiamo fare o modificandone uno (o più di uno) che abbiamo già scritto collegandolo a quelli futuri.

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Link esterni: a che cosa servono? Che cosa sono?

Che cosa sono i link esterni? Soprattutto, a che cosa servono? Che cosa bisogna e che cosa non bisogna fare?

I link a che cosa servono?

Prima però capiamo bene che cosa sono, che si deve fare e che cosa non si deve fare.

Regole generali

Come probabilmente sapete già, sono collegamenti ad altri siti e ad altre pagine del sito.

Nel primo caso, si ha un link esterno o “seo off-page”.  Questo è un esempio di link esterno.

Che caratteristiche devono avere i link esterni?

Innanzitutto, devono rimandare a siti autorevoli e affidabili. Tra poco vediamo meglio il senso di “autorevoli e affidabili”.  Sicuramente, non devono essere siti di bufale e di fake news.  Se lo fate, rischiate di compromettere l’immagine del vostro sito. Quanto è valido, secondo, un articolo che ne linka uno che sostiene che la Terra è piatta.

Attenzione che serio, autorevole e affidabile non significa famoso.

Ad esempio, un giornale locale non è famoso a livello nazionale ma può essere serio e affidabile (di solito lo sono). E nella sua dimensione locale può essere considerato autorevole (capita spesso).

Un sito di nicchia può essere sconosciuto al grande pubblico, ma essere un punto di riferimento per appassionati e addetti ai lavori.

Infine, un sito o un blog può avere  pochi lettori, ma se lo visitate vi accorgete che è serio (e magari con un link lo aiutate a crescere).

In secondo luogo, deve essere pertinente con la parola che viene linkata. Se cliccate sopra, sulla parola “esempio”, vedrete che rimanda alla voce omonima della Treccani. Lo stesso, mutatis mutandis, vale per “bufale e fake news”.

Naturalmente, bisogna considerare la consuetudine di mettere i link su espressioni come “clicca qui”, “scopri di più”, “articolo correlato”. Anche se forse sono più inerenti alla seo on-page (i link interni).

Secondo me, hanno più funzioni.

La prima è corroborare e provare quanto viene detto. Sono delle specie di fonti. Se io scrivo una cosa che non tutti sanno, come faccio a dimostrare che è vera? Uno dei modi è mettere il link a un sito che ne parla. Quindi, non linkate la frase “Cristoforo Colombo ha scoperto l’America”.

Questo esempio mi dà il modo di parlare del secondo uso che se ne può fare. Io posso dare per scontata una cosa, ma mi può venire il dubbio che qualcuno non la sappia. Ad esempio, io so che Kjaer è il capitano della Danimarca. Ma lo sanno tutti? A questo punto ho tre possibilità.  

1

Ignorare il dubbio.

2

Dirlo, ma molti lettori potrebbero trovarlo inutile e superfluo.

3

Oppure posso mettere il link alla voce di Wikipedia dedicata a Kjaer.

Certo, in questo caso deve essere un articolo per appassionati di calcio.

Il terzo motivo è legato alla lunghezza e alle divagazioni. Se l’articolo deve essere corto, non posso fare troppe divagazioni e soprattutto devo dosare bene le parole. Diciamo che i link esterni sono un modo per risparmiare parole.

In quelli più lunghi ho un po’ più di libertà, ma comunque è meglio non andare troppo fuori tema.

Infine, si possono usare  per

  • far visitare i propri social
  • far leggere le proprie recensioni
  • collegare tra loro i siti che si gestiscono (meglio se c’è qualcosa in comune)
  • aiutare un amico o un sito partner
  • mettere la mappa con il proprio indirizzo

La prossima volta parliamo dei link interni.

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Ps

Ho dimenticato una cosa importante: i link esterni piacciono a Google e Yoast  vi  suggerisce di inserirli (considera errore non farlo).

 

 
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Come si fa la link building?

Certo, possiamo fare scambi di link o chiedere ad amici.
La cosa migliore è diventare un’autorità del Web. Come Wikipedia. Cioè creare contenuti interessanti.

Prima di spiegare come si fa la link building, vediamo di che cosa si tratta. E ricordiamo che è un fattore di ranking, pertanto incide sul posizionamento.

È l’insieme dei backlink, cioè dei link che riceviamo da altri siti.

Come capite, è una variabile che dipende poco da noi. Eppure, qualcosa possiamo fare

STRATEGIE DI LINK BUILDING

  1. Possiamo chiedere a qualcuno che ha un sito di mettere un link verso il nostro. Ma a chi? Innanzitutto, diciamo che a Google non piacciono gli scambi di link e potrebbe penalizzare i siti che li ricevono in questo modo. Simone Momo dice che al massimo può tollerare che entrambi ne inseriscano uno nel footer o nella sidebar. Non gli piacciono neanche gli schemi di link, cioè i sistemi circolari: a linka b che c che linka d che linka a.  Vuole che siano naturali. Inoltre, il suo algoritmo Penguin ha proprio lo scopo di trovare i link spammosi o non pertinenti. 
  2. Mettiamo dei link sui nostri social, ma non spammiamo su pagine di altri e gruppi, che spesso hanno delle regole riguardo all’inserimento di collegamenti esterni. Ad esempio, un gruppo cui ero iscritto consentiva di farlo solo una volta a settimana.
  3. Se gestiamo più siti, possiamo rimandare da un sito all’altro. Ma attenzione: a Google non piace che vi siano troppi link provenienti dallo stesso sito. Inoltre, preferirebbe che vi fosse dell’attinenza tra i due siti o tra gli argomenti dei due articoli. E vale sempre quanto detto nel punto 1. Sempre perché i link devono sembrare naturali, utilizziamo questa strategia con intelligenza. Per esempio, non inondiamo di backlink un sito appena aperto o con pochissime visite. I bot potrebbero pensare “Qualcosa non mi quadra”. Inoltre, Ziero dice che troppi backlink da siti con lo stesso ip possono insospettire i motori di ricerca. A meno che un cliente non ce lo chieda.
  4. Possiamo ricorrere ai pubbliredazionali, agli article marketing e ai guest post.
  5. Semrush e altri siti autorevoli suggeriscono di individuare i link rotti degli altri siti e di contattare i gestori o i proprietari di quei siti. Una volta contattati, gli si chiede di creare un collegamento verso il nostro blog. Prima, però, dobbiamo scrivere un contenuto simile a quello cui conduceva il link rotto. Questi tool forniscono dei metodi per scovarli.
  6. A Href consiglia di andare su Haro e di contattare un giornalista per farsi scrivere un articolo con backlink.
  7. Un tempo esistevano le directory, siti con liste di link. Oggi non si usano più. Anzi, usarle può essere penalizzante.

I link rotti

Avete la scritta Errore 404 pagina non trovata (o qualcosa di analogo)? Succede quando rimuoviamo o ne cambiamo l’url, Sebbene il secondo caso non c’interessi ai fini di questo articolo, vediamo quando può capitare.

  • Se modifichiamo l’url. Basta un solo carattere. Inizialmente, nel titolo di questo dominio al posto di “la” avevo scritto “il”.  Come potete constatare, non ho modificato anche lo slug. Proprio per non incorrere in questo problema.
  • Se cambiamo estensione di dominio. Se io passassi da scrivereperglialtri.com a scrivereperglialtri.com senza fare un reindirizzamento, tutti i link verso le pagine di questo sito risulterebbero rotti. 
  • Se migriamo da un cms a un altro. Anche in questo caso, devo fare un redirect.

Reindizzeramento o redirect

Ne esistono due tipi.

  • Redirect 301. Si usa anche quando si rimuove una pagina in modo definitivo.
  • Redirect 302.  Si usa quando si rimuove una pagina solo temporaneamente.
Come si fa?

O utilizzando un plugin o rivolgendosi a un web master o a un’agenzia specializzata. Se ve la cavate con i linguaggi informatici, potete intervenire nel codice sorgente o creando un file.

I vantaggi

Conviene farlo? Sì. Per tre motivi, soprattutto. I primi sono legati all’errore 404, che non piace né ai motori di ricerca né alle persone. Inoltre, se un sito ha messo un link al nostro, quando il gestore se ne accorgerà lo rimuoverà e noi perderemo minimo un backlink. Il terzo è che senza il redirect tutta l’autorità raggiunta dalla pagina rimossa non verrà trasferita a quella nuova. Di conseguenza il link juice che passerà alle altre pagine, sia interne sia esterne, sarà inferiore rispetto a quella rimossa. In più, dovremo lottare di nuovo per salire nella serp. Insomma, senza il redirect, per i motori di ricerca è una pagina nuova.  Anche per questo sconsiglio di creare domini di terzo livello, se non è proprio necessario.

Il nostro ruolo

Dunque, l’errore 404 è un problema. Per risolverlo, il copywriter può fare un redirect verso un contenuto simile del proprio sito. Ma se non c’è più? Di solito, lo si fa verso la home. Non è il massimo. Oppure, lascia il link rotto. È nel secondo caso che lo possiamo contattare per proporgli un redirect verso una nostra risorsa. Non ci ho mai provato ma mi sembra macchinoso e credo che la percentuale d’insuccesso sia alta.

Come si fa la link building? Con testi di qualità

La cosa migliore è diventare un’autorità del Web. Come Wikipedia. Cioè creare contenuti interessanti e di qualità.

Un’altra cosa importante è che i parametri di Google sono mutati. Prima era importante la quantità di link ricevuti, adesso lo è anche l’importanza di chi lo fa. Se lo fa un sito autorevole pesa almeno quanto se non di più che se lo fanno 10 blog poco famosi.

Immaginate di avere un blog che parla di calcio e che Gazzetta.it vi linki. O ne preferite 10 semisconosciuti?

Il linkjuice

Uno vale per me più di 10.000 se migliore, diceva Eraclito.

Esiste un ranking dei siti: più il sito è in alto è più è positivo ricevere un link da esso. Al primo posto c’è Google.

Ci sono anche i punteggi di autorevolezza. Più il numero è alto e più il sito è autorevole. Però, ai fini della link building può essere utile anche ricevere un backlink da un sito di autorità bassa ma pertinente per la nicchia.

Quando un sito crea un collegamento verso un altro, gli passa un po’ della sua autorevolezza ed è un po’ come dicesse che lo stima e che degno di considerazione. Si chiama linkjuice. Solo i link di tipo follow lo passano (cfr articolo sull’anchor text). Tuttavia, averne solo di questo tipo è considerato sospetto. Il link juice riguarda anche i link interni. 

Viceversa non conviene ricevere link da siti tossici perché possono danneggiare il sito. Alcuni tool permettono di individuarli e di eliminarli.

 


Spero di avervi spiegato bene che cos’è la link building. Fatemelo sapere nei commenti.

 


Chi sono?

Sono blogger, ex giornalista e scrittore. Mi occupo di scrittura per aziende per il web e per il cartaceo. Spesso agisco in modalità ghost. Inoltre, Insegno seo copywriting e copywriting.

Se volete che scriva i testi del vostro blog, mandate una mail a scrivereperglialtri@gmail.com

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Correttore ortografico di Word: come si usa?

Come funziona il correttore ortografico di Word? Che cosa si deve fare? Che cosa non si deve fare?

INDICAZIONI UTILI

Vediamo come si attiva: o premendo F7 o facendo revisione—controllo ortografia e grammatica.

A chi può servire? A tutti, in pratica. Una svista o un refuso ci possono essere sempre. In particolare, il correttore automatico di word è molto utile per quello che riguarda gli spazi. È vero che possiamo schiacciare un tasto che ci va vedere se abbiamo lasciato uno spazio di troppo o uno di meno. Allo stesso modo un occhio allenato li vede subito. Ma è meglio non rischiare.

Infine, dà anche dei suggerimenti.

Suggerimenti che non devono essere seguiti in modo pedissequo, ma vanno valutati caso per caso.

Ad esempio, non gli piace che si utilizzi “venire” come verbo ausiliare per fare la forma passiva. Io lo ignoro.

Vi può sconsigliare di usare forme della lingua parlata, termini troppo difficili o stranieri, parole che secondo lui sono “logore e abusate”. Eccetera. A volte propone delle alternative valide, altre meno. Valide o no sempre in quel contesto, non in senso assoluto.

Sta a voi decidere se accettare i suoi consigli o non tenerne conto. Ricordatevi che il testo è vostro e che siete voi a deciderne il tono di voce, lo stile e il ritmo.

Una cosa divertente: il correttore ortografico di Word dice di non iniziare una frase con una congiunzione. Peccato che l’Accademia della Crusca abbia detto che si può fare.

Altra cosa interessante: il correttore non conosce ancora certe parole. Ad esempio, quello di questo pc se scrivo “Instagram” me lo segna in rosso e mi dà dei suggerimenti, tra cui “Instaurano”.

Ecco, se scrivo una parola in modo errato o che non conosce la sottolinea in rosso. In alcuni casi coregge direttamente, ad esempio se si sbaglia l’accento (acuto al posto di grave o viceversa).

COME SI USA IL CORRETTORE ORTOGRAFICO DI WORD

Prima abbiamo visto come si attiva il correttore ortografico di Word. Adesso vediamo come si utilizza.

Ci sono due possibilità:

Una cosa che secondo lui è un errore (o che lo è davvero.)

Una parola nuova o scritta in modo sbagliato.

L’errore e gli eventuali suggerimenti vengono segnalati sulla schermata che compare sulla sinistra.

Noi possiamo agire utilizzando i tasti che appaiono a destra.

Abbiamo:

  • Ignora questa volta.
  • Ignora regola.
  • Seguente.
  • Cambia.
  • Spiega.

Consiglio di usare solo Ignora questa volta e cambia. Quando usate cambia, in alcuni casi potete scegliere quale modifica apportare e lo dovete fare nella maschera di sinistra.

Premendo il tasto “spiega”, potete leggere una spiegazione della regola secondo cui quello che abbiamo scritto è o sarebbe errore.

Per le parole il discorso è simile, solo che c’è la possibilità di aggiungerle al dizionario.

È molto intuitivo.

Un consiglio: non fate le cose di fretta perché rischiate di fare correzioni che volevate fare e viceversa.

Paradossalmente, correggere un testo è più faticoso e richiede più tempo di uno nuovo. Il motivo è bisogna correggere il testo mantenendo lo stile originale. Pertanto, il costo è maggiore.


Se comunque siete interessati, contattatemi per un preventivo.

Vi è piaciuto questo articolo? Allora, condividetelo  sui social e commentate qui sotto.

Usare il tu o usare il voi? Vado controcorrente

Quando si scrive un testo per il web bisogna usare il voi o bisogna usare il tu? La posizione di Scrivereperglialtri,

Premessa

Adesso vi spiego il motivo per cui ho scelto di usare il voi e di non usare il voi.

Prima, però, una precisazione. In base alla regola del “the customer is king”, cioè che “decide il cliente”, se mi viene chiesto di utilizzare il “tu”, lo faccio.

Un altro principio che seguo è quello del preesistente: se prendo in mano un sito in cui sono già presenti, tengo con conto di ciò che ha fatto chi mi ha preceduto. Rientra un po’ nel discorso del tono di voce.

Quindi, la scelta di usare il voi invece del tu (o viceversa) riguarda:

  • Un mio sito, come questo;
  • Un sito che prendo in mano da zero e su cui ho carta bianca.

Perché preferisco usare il voi e non usare il tu

Ora i motivi.

Il primo è che a me danno fastidio i siti che mi danno del tu come parlassero solo con me. Se il regalo è fatto apposta per me, non dev’essere per nessun altro.

Per non parlare dell’email marketing. Una volta ne ho ricevuta una in cui mi chiamavano per nome ma poi si rivolgevano a me al femminile. Sciatteria pura: nemmeno il gusto di controllare il genere del destinatario.

Per quanto di nicchia, per quanto speciali, nessuno si rivolge a una sola persona. Quel “tu” è fittizio.

Certo, alcuni lo usano per accorciare le distanze, per non essere freddi, per non essere impersonali. Insomma, è una scelta che rispetto, se è fatta in buona fede. Ma comunque è sempre pluralità di lettori quella cui ci si rivolge. Per questo reputo più corretto usare il voi.

Un altro motivo è che non sono uno che dà subito del tu. Tendo a dare del “lei”. Questione di carattere, di educazione. Nel senso di come sono stato educato, non che chi dà del tu sia maleducato.

Ora, su Internet non si può dare del lei. Ad esempio, sui social non è considerato un segno rispetto, ma di arroganza.

In più, un articolo in cui si usa il “lei” non scorre, è innaturale. Non solo sul web. Provate a immaginarlo. Vi piace? A me no. Un altro discorso è una risposta a una mail o a un commento.

Ci sono siti in cui viene spontaneo commentare con il lei e non è una questione di arroganza o di tenere le distanze.

E poi, il lettore potrebbe dirmi “Ci conosciamo? Che cos’è questa confidenza?”.

A maggior ragione che questo è un business to business.

Che cosa ne pensate? Meglio utilizzare il voi o il tu? Ditemelo nei commenti.

Volete che scriva per il vostro blog? Volete una consulenza? Contattatemi.

Spesso agisco in modalità ghost.


Link esterno correlato: Learniamo

Link interno correlato: Articolo su schwa e asterisco.

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Cos’è la call to action? Come usarla?

Cos’è la call to action? Come farla? Quando non farla?

In italiano è meglio tradurlo con “invito all’azione”.

Inoltre. la call to action non è una prerogativa del seo copywriting perché la troviamo anche nei volantini, nelle brochure, nei dépliant e nelle pubblicità in televisione, alla radio e sul web.

ESEMPI DI CALL TO ACTION

  • Chiama ora.
  • Contattaci per saperne di più.
  • Compra adesso.
  • Vienici a trovare.
  • Scrivici un’e-mail
  • Compila questo modulo.
  • Visita la pagina dei prodotti.
  • Seguici sui social.
  • Metti un like.

Come si fa?

Qual è la migliore? Dipende da due fattori.

Il primo è lo stile del vostro brand o della vostra attività. E quindi del vostro target. O di quello dell’azienda per cui state scrivendo. Per alcune può andare bene il “compra adesso”, per altre è consigliabile una cat più soft, meno aggressiva, magari incentrata sull’iscrizione alla newsletter.

Dipende anche dal contenuto: se è di tipo culturale o giornalistico o un approfondimento , potrebbe essere controproducente fare una call to action che punta a vendere subito.

Il secondo è l’autovalutazione: deve essere in  linea con la vostra personalità. Per esempio. preferite scrivere o parlare al telefono? 

Inoltre, bisogna accompagnarla con un testo che spiega i vantaggi di quell’azione. Spesso,  la cat viene evidenziata da un pulsante. 

Qual è il suo scopo?

  • Vendere subito;
  • Fidelizzare;
  • Creare interesse;
  • Raccogliere dati per poi ricontattare la persona. In questo caso, spesso è accompagnata da un test o da un’offerta.

PRINCIPI DI MARKETING

Molte volte la troviamo associata al fomo marketing, all’urgenza e alla scarsità.

Fomo marketing

Fomo un acronimo e sta per Fear of missing out (paura di rimanere escluso). Il fomo marketing  sfrutta il bisogno di rimanere sempre aggiornati su ciò che accade online, di chi controlla spessissimo social media e altre piattaforme per non perdere contenuti o eventi importanti.

Urgenza

Consiste nel dire che c’è pochissimo tempo per poter assistere a un evento, per potersi iscrivere a un corso a un prezzo molto vantaggioso, per beneficiare di uno sconto.

Un cinema di Milano utilizza questa strategia.

Scarsità

Quando rimangono pochi esemplari di qualcosa, spesso questo qualcosa viene visto come più prezioso e ingolosisce. Lo dicono anche alcuni studi psicologici.  Forse perché viene visto più difficile da ottenere.

Naturalmente, deve avere un certo numero di richieste.

Di sovente il principio di scarsità va di pari passo con l’aumento del prezzo. Infatti, da sempre, quest’ultimo viene determinato anche dal rapporto tra disponibilità e domanda.

Cialdini ha detto:

“Non solo vogliamo di più lo stesso oggetto quando è scarso, ma lo vogliamo ancora di più quando siamo in competizione per esso”.

Obiezione

Possiamo vedere l’urgenza e la scarsità come sottocategorie del fomo markerting.

SCRIVEREPERGLIALTRI E LA CALL TO ACTION

Infine, vado controcorrente e dico che a volte non bisogna farla. Una volta ho scritto un articolo sul Covid-19 e un’altra sulla Strage di Piazza Fontana e ho preferito ometterla. Ci saranno tante altre occasioni.

 


Se avete aperto questo articolo, significa che ho lavorato abbastanza bene in termini di seo e che qualcosa vi ha spinto a cliccare. 

Se siete arrivati fin qui, significa che molto probabilmente l’articolo vi è piaciuto.

Se volete, posso occuparmi dei vostri testi.

Mandate un’e-mail a scrivereperglialtri@gmail.com. Vi ringrazio.

 

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Che cosa fa un business ghost writer?

Un business ghost writer è un copywriter che lavora in modo particolare: ha una clientela di tipo business (o che appartiene al Terzo Settore) e non deve svelare che i testi di un blog aziendale sono stati scritti da lui/lei, cioè da una figura esterna all’azienda.

Un business ghost writer (o business ghostwriter) è un copywriter che lavora in modo particolare: ha una clientela di tipo business (o che appartiene al Terzo Settore o al settore pubblico) e non deve svelare che i testi stati scritti da lui/lei, cioè da una figura esterna all’azienda. Pertanto, il suo lavoro è orientato al marketing.

C’è anche il ghost writer per i privati. Anzi, questa forma è quella più conosciuta. In pratica, uno fa scrivere un testo (di solito, un libro ma anche un brano musicale o una lettera d’amore eccetera) a un altro, lo paga e lo firma. Quindi tutti pensano il merito sia suo

Questo tipo di attività comprende la scrittura di mail e di lettere commerciali, di case histories, di sms e di messaggi WhattApp, di articoli, di libri e di e-book, di testi per per blog e siti, volantini, per dépliant e per brochure, la gestione delle pagine social e l’ideazione di nomi, di claim, di payoff.

Un’altra categoria di ghostwriter crea discorsi per i politici.

In ogni caso, chi fa questa attività deve rispettare la riservatezza e non dire in giro che è lui l’autore (o l’autrice) di quel libro, di quel brano, di quell’articolo e così via. Pertanto, spesso si firma un accordo di non divulgazione. Questa prassi è comune quando si tratta di libri o di case history. Per le altre produzioni è più raro, ma potrebbe capitare.

BUSINESS GHOST WRITER: SCRITTORE OMBRA PER AZIENDE

Potremmo esprimere il concetto in un altro modo.

Come sapete, il copywriter si occupa dei testi aziendali. Ecco, diciamo che il business ghost writer ci aggiunge anche la riservatezza ed è per questo motivo che non firma i pezzi che scrive: lascia che tutta la gloria vada all’azienda. Si fa pagare in euro e non in visibilità. A volte, però, capita che i clienti gli attribuiscano la paternità degli articoli e quindi trovate il suo nome.

Quasi sempre, il copywriter è esterno all’azienda per la quale scrive, ma deve scrivere come se ne facesse parte. Per questo motivo, deve interagire con chi sta usufruendo dei suoi servizi.

Sarebbe meglio che condividesse la politica aziendale ma non è necessario: ogni copywriter che si  rispetti deve saper spaziare tra diversi argomenti e deve saper mettere sé e le proprie idee tra parentesi. Quando scrivevo per un settimanale calcistico, pur essendo milanista, non ho avuto problemi a parlare bene dell’Inter.

Al contrario, auspichiamo che tenga conto delle proprie convinzioni etiche.

DUBBIO SUL GHOST WRITING

E se il ghostwriter non sa niente della materia di cui tratta il sito? Gliene si dà qualche nozione e poi gli si dà modo di approfondire la propria conoscenza sui vari argomenti. Non è necessario che sappia tutto ma solo le cose che gli servono ai fini della produzione del testo.

Qualcuno pensa che occorra avere una conoscenza della materia su cui si scrive. Secondo me, non serve. E anche secondo esperti di marketing come Frank Merenda.

ALCUNI MOTIVI PER RIVOLGERSI A CHI SA SCRIVERE

Ma perché rivolgersi a un ghost writer e, più in generale, a un copywriter o a un content writer? Insomma, perché non dare l’incarico a qualcuno del personale interno?

Perché scrivere non è facile e bisogna farlo fare ai professionisti. Come tutte le cose, del resto.

Avete installato voi i sanitari che ci sono nel vostro bagno o avete chiamato una ditta termoidraulica? E non è la stessa cosa?

Meno male che sempre più persone ammettono di non saper scrivere.

Non è solo una questione di grammatica italiana e di punteggiatura (le padroneggiate bene?), che sono comunque importanti, ma anche di scelta dei vocaboli, di struttura della frase, di disposizione delle parole, di capacità di cambiare registro, di adattare lo stile, il lessico e la formattazione in base contesto, al mezzo utilizzato e al target, di tecnicismi che s’imparano solo con l’esperienza. 

Domande per voi

Sapete fare queste cose? Conoscete strumenti  come il correttore automatico?  Ve la cavate bene con la seo? Se avete qualche dubbio, sapete dove trovare la risposta? Conoscete le tecniche di marketing legate al copywriting? All’interno del vostro organico c’è qualcuno capace di scrivere bene e in modo persuasivo?

Avete tempo di preparare e di produrre dei contenuti (preferibilmente abbastanza lunghi)? Un testo deve essere scorrevole e gradevole per il lettore. I vostri lo sono? E arricchiscono il bagaglio culturale di chi legge? Sanno dare risposte soddisfacenti a una o più domande?

Se avete risposto no alla maggior parte delle domande, avete risposto anche alla domanda: Perché le aziende dovrebbero affidarsi a un business ghost writer?

Che cosa posso fare per voi? Il vostro business ghost writer (o ghost blogger)

Io mi occupo di business ghostwriting. Produco soprattutto contenuti per i blog aziendali. Li scrivo in modo seo oriented, a meno che non mi dicano di non farlo o di non essere interessati all’ottimizzazione.  Qualcuno mi definirebbe un ghost blogger.

Ma potete rivolgervi a me anche per

  • saggi;
  • articoli per riviste aziendali;
  • biografie e autobiografie;
  • sms marketing;
  • newsletter;
  • testi per brochure e dépliant;
  • didascalie per Istagram.

Scrivo anche testi di narrativa, sempre con lo scopo di far aumentare la brand reputation dei miei clienti. E di conseguenza il loro fatturato.

Mi rivolgo ad aziende (pmi), liberi professionisti, commercianti e piccole partite iva in genera. Ma anche a chi vuole promuovere un territorio.


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