Il linguaggio politico (e un piccolo glossario)

Visto che si avvicinano le elezioni, parliamo un po’ di linguaggio politico.

Non è mia intenzione soffermarmi sul tipo di comunicazione dei politici di oggi, sul loro utilizzo dei social e degli altri mass media e su quella che potremmo definire l‘umanizzazione della politica, ovvero il candidato o il leader che si presenta senza filtri, facendo le cose come un uomo comune, facendo le cose che fanno tutti. Però, non sappiamo mai quanto questo atteggiamento sia genuino e spontaneo e quanto sia costruito.

Non analizzo questo tipo di comunicazione perché c’è chi lo fa meglio di me e perché non sono un esperto di psicologia. Inoltre, questo blog non se ne occupa, se non per quello che riguarda il copywriting.

Adesso, voglio parlare di alcune espressioni del linguaggio politico diventate abbastanza famose o a livello generale o a livello di nicchia.

Prima di partire, però, vorrei ricordare che il politico che si presenta con il suo lato umano per accorciare le distanze con il popolo non è nuova. Come non è nuova la narrazione della persona che è partita dal basso e che ha fatto carriera politica. Un esempio lampante è quello di Benito Mussolini.

Nel discorso per il decimo anniversario della Marcia su Roma, che pronunciò a Torino nel 1932, Mussolini disse questa frase: “Perché il pensiero che una famiglia soffra dà a me stesso una sofferenza fisica. Perché io so, so per averlo provato, che cosa vuol dire la casa deserta e il desco nudo”.

Tra i tanti dittatori che c’erano a quei tempi, uno è abbastanza interessante per il discorso che stiamo facendo. Si tratta di Salazar.

Se l’eloquio di Mussolini era dirompente e teatrale ed era finalizzato a fare presa sulle masse, quello di Salazar era più razionale e freddo e i suoi discorsi non erano calibrati sul portoghese medio.

Questo era dovuto anche alla sua formazione culturale. Infatti, era un economista.

Potremmo fare un parallelo con Aldo Moro, il cui modo di parlare non era certo pensato per tutti e su questo incideva la sua formazione accademica.

Qualcuno ha definito il suo modo di comunicare pretelevisivo.

Nel congresso in cui la Democrazia Cristiana si aprì all’alleanza con la sinistra, Moro fece un discorso di quattro ore. E solo i più esperti riuscirono a coglierne subito il significato.

Inoltre, a differenza dei politici di oggi e di Mussolini, Moro non mostrò mai il proprio lato familiare, intimo, umano. Lo fece solo nelle lettere dalla prigionia. (fonte)

Quando ci fu il caso del Papeete, con Salvini che ballò a torso nudo, la figlia di Moro rivelò che suo padre andava in spiaggia in giacca e cravatta. Secondo lui, un uomo dello Stato deve avere sempre un atteggiamento decoroso e in linea con il proprio ruolo.

Adesso vediamo alcune espressioni del linguaggio politico che sono diventate più o meno famose.

Convergenza parallele. Quando due movimenti politici di idee diverse, se non addirittura opposte, hanno la stessa posizione su un tema. Ad esempio, gli estremisti di destra e parte di quelli di sinistra hanno criticato il green pass.

Restando in tema, ecco le alleanze rossobrune e il milazzismo.

Con il primo termine si indicano le liste elettorali o i movimenti politici di cui fanno parte sia persone provenienti da ambienti neofascisti sia persone che si proclamano ancora comuniste.

Invece, il milazzismo è la coalizione tra l’estrema destra e l’estrema sinistra per tagliare fuori il centro. Viene da Silvio Milazzo, Presidente della Sicilia sostenuto dal Pci e dall’Msi.

A proposito di neologismi, ecco sdoganare e i derivati. Lo inventò Scalfari. Disse che Berlusconi aveva sdoganato la MSI, rendendolo una forza di governo. Fino a quel momento,1994, la Repubblica Italiana non aveva mai avuto dei missini nell’esecutivo.

A Eugenio Scalfari dobbiamo anche un’altra espressione, la grande cozza. La grande cozza era la Democrazia Cristiana. Il senso è questo: la DC prende tanti voti da estremisti di destra, che la preferiscono al Movimento Sociale. In un certo senso, questi voti vengono filtrati e ripuliti ed entrano nell’arco costituzionale. Un altro soprannome con cui veniva indicata la DC era la balena bianca.

Ago della bilancia. Quando un partito, pur non avendo una percentuale altissima, può decidere le sorti di un esecutivo o quale maggioranza deve andare al governo.

Governo amico. Quando un partito non sostiene fino in fondo un esecutivo nonostante la presenza di suoi tesserati (anche nella carica di Presidente del Consiglio).

Politica delle fette di salame. Questa espressione viene utilizzata soprattutto per parlare del Partito Comunista ungherese del secondo dopoguerra e della sua strategia per andare al potere. Eliminò gli altri partiti a uno a uno proprio come si fa con il salame quando lo si taglia fetta dopo fetta.

Qualcosa di simile si disse della politica espansionistica dei Savoia prima dell’Unità d’Italia. Questa volta non ci sono salami ma carciofi. Infatti, il Regno di Sardegna venne accusato di volersi annettere i vari Stati italiani a uno a uno, come si fa con il carciofo, che si mangia foglia dopo foglia.

Governo balneare. Governo di transizione messo lì in attesa che si creino le condizioni per la formazione di uno più forte e duraturo. Il nome nasce dal fatto che tutti i governi balneari che ci sono stati in Italia sono nati tra giugno e agosto.

Un’area geografica interessante per quello che riguarda il linguaggio politico è il Benelux. Ci sono espressioni davvero divertenti.

Ad esempio, la coalizione che c’è adesso al governo in Belgio si chiama coalizione Vivaldi perché è formata da quattro partiti, verdi, socialisti, liberali e social-cristiani.

Spesso in quella zona le coalizioni prendono il nome di bandiere, a seconda dei colori dei partiti che le formano.

Qualcosa di analogo ai nostri governi giallo verde e giallo rosso.

Ad esempio in Lussemburgo, quella formata da Partito democratico, Partito Popolare Cristiano Sociale e Partito Operaio Socialista (che ha vinto le elezioni del 2013) ha preso il nome di coalizione Gambia, la cui bandiera è verde, blu, bianca e rossa.

Sempre nel Benelux e in particolare in Belgio è nata l’espressione cordone sanitario ed è nata per indicare il fenomeno che si è verificato ad Anversa quando tutti i partiti si coalizzarono per non far governare la città dagli estremisti di destra, che pure avevano ottenuto la maggioranza relativa dei voti.

Adesso vediamo un analogia tra la comunicazione politica e il marketing. Con il marketing, le aziende vogliono attirare i clienti. Attraverso la comunicazione politica, i partiti vogliono attirare voti e tesserati. Ma non è questa la cosa più interessante. La cosa più interessante è che spesso le aziende e i movimenti hanno un motto fisso che li caratterizza (ed entrambi hanno anche un logo). E poi ci sono i claim. Un claim è uno slogan che viene usato per una singola campagna pubblicitaria, per una singola campagna elettorale o per una singola campagna di tesseramento.

Inoltre, non dimentichiamo gli slogan dei regimi.

Chiudiamo a cerchio e ricordiamo che la parola qualunquismo deriva dal movimento politico di Giannini Il Fronte dell’Uomo qualunque.

Con il tempo, ha assunto anche il significato di “luoghi comuni applicati alla politica”. La raffigura bene Nanni Moretti in Ecce Bombo, nella scena in cui un avventore di un bar pronuncia la frase “Rossi e neri tutti uguali”. Frase che suscita l’indignazione e l’ira di Michele Apicella, il protagonista.

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